mercoledì 13 dicembre 2017

favole in Piemonte



Finalmente è uscito!
Un librino di favole  che attingono alla tradizione popolare. Che parla di Masche, le streghe burlone delle nostre campagne, di luoghi e di storia.
Se volete sapere qualcosa di più della Sacra di San Michele, o del lago di Avigliana, o vi interessa la storia dei Savoia, o semplicemente volete leggere delle favole ben scritte, questo libro è per voi.
Da leggere tutto d'un fiato o da riscoprire leggendolo ad un bimbo.
L'ha scritto mia sorella. 
Naturalmente lei pensa che ci siano tante piccole cose da rivedere: i due punti, le virgolette, i punti e virgola...
C'è poco da fare. Sempre "il curaorecie"...









Io ho curato le illustrazioni. 
Mi sono divertita a riscoprire con occhio nuovo luoghi del Piemonte che pensavo già noti.
A rivedere vicende di storia perdute nella memoria.
A seguire incantesimi e amori, principesse, 
principi e animali parlanti.


martedì 12 dicembre 2017

neve nuova a Bardonecchia


Finalmente è scesa la neve a Bardonecchia.
Più di un metro di neve per un Natale soffice e silenzioso.
Scuole chiuse. Migranti in difficoltà sul Colle dellaScala.
Rochemolles evacuata per un giorno, a rischio valanghe.
La neve non è solo magica poesia.


 

Anche se ci fa sognare.
Chiudete gli occhi e sognate.


domenica 3 dicembre 2017

mi manca- un po'- il cane : escluso il cane


Ho restituito il cane alla sua padrona.
Le ha fatto mille feste e mi ha salutato con una leccata distratta, lo sguardo un po' umido.
Insomma, un poco mi manca.
Non i suoi abbai da inutile guardia di scala e portone.
Mi manca la passeggiata del mattino, presto presto, nel freddo nebbioso di Piazza Arbarello.
Mi mancano i suoi occhi teneri, il suo affetto gioioso, che mi investe come una valanga e devo evitare con preveggenza.
Mi manca il suo amore incondizionato, senza parole.
















Rino Gaetano ce ne ha parlato, di questo amore buono, privo di parole.

Buona serata a tutti.

piccole storie di Enrichetta #7: il piccolo naviglio



Anna se ne stava sul prato. Guardava le nuvole viaggiare nel cielo,lievi e veloci, 

come brandelli di fumo.

"Non devi studiare scienze?" Le chiese Enrichetta.

"Si, ma non ne ho voglia"

"Annaffiamo i pomodori?"

"Non ne ho voglia. Oggi non ho voglia di fare niente."

Anna continuava a guardare le nuvole.

Enrichetta svolazzò fino al melo. Poi congiunse in alto le ali.

"Sono Tania Cagnotto. Tuffo carpiato all'indietro. Coefficiente di difficoltà 8."

Prese fiato e si buttò dal ramo, con una piccola giravolta impacciata.

Anna si mise a ridere. Enrichetta era proprio buffa, con tutte le piume arruffate, 

la cresta spettinata e le corte zampette per aria.

"Va meglio, ora? Non sei più imbambolata"

"Non ero imbambolata. Ero un po'... Non so. Distante. Come il piccolo naviglio." 





#7: IL PICCOLO NAVIGLIO


“C’era una volta un piccolo naviglio”. Cominciò a raccontare

 Anna.

“Cos’è un naviglio?”, chiese Enrichetta, che voleva sempre

rendersi conto di tutto.

“
È una nave piccola, che naviga sui mari ma può anche


navigare sui fiumi.

Questo naviglio aveva navigato tanto, partendo all’alba e

tornando al tramonto.

Aveva visto le bianche scogliere di Dover e le spiagge dei

Caraibi, il sole sul Nilo e i pescatori di perle del mar del

Giappone.

Si sentiva stanco.

“Che senso ha continuare a navigare?

Tutto è uguale dappertutto.

A est come a ovest i bambini non vogliono fare i compiti delle

vacanze e non vogliono mangiare le verdure.

Non ho più voglia di navigare.

Me ne starò sdraiato sul divano,a bere Coca-Cola e guardare

la televisione.”

E così fece, per una, due, tre, quattro, cinque, sei e sette 

settimane.

Finché non cominciò a sentire nostalgia del profumo del

mare.

Del vento in poppa e del rumore delle onde contro la chiglia. 




Allora levò l’ancora e ricominciò a navigare.

“C’era una volta un piccolo naviglio

che non voleva non voleva navigar.

Ma dopo una due tre,

quattro cinque sei,

e sette settimane

il piccolo naviglio

riprese a navigar.”


“Io lo so che cos’è successo al piccolo naviglio.


Aveva perso il gusto di vivere.

Ma poi l’ha ritrovato”. Disse Enrichetta.

Anche Anna la pensava così.

E non disse nulla.

Perché non c’era proprio nulla da dire.

Nepal: La kumari di Kathmandu


Lei si chiama Trishna Shakya, ha appena tre anni, ed è la nuova Kumari di Kathmandu.
Kumari significa "vergine" in sanscrito.
Trishna è l'attuale Kumari, la reincarnazione della dea indù Taleju Bhawani. 
L'hanno scelta tra altre piccole di casta Buddista delle famiglie Newar, la stessa d'origine del Buddha.
È stata selezionata, in base a tredici o trentadue- le fonti non sono d'accordo- criteri fisici di bellezza e di perfezione.
Deve avere pelle fine ed intatta, nessuna cicatrice, "petto di leone", "cosce di daino", 20 denti perfetti...
E ad altri, importantissimi criteri caratteriali.
Deve essere tranquilla, serena, equilibrata, assolutamente non capricciosa. 
Il suo carattere è stato testato in prove paurose.










Eccola vestita di rosso, che sarà il colore dei suoi abiti, con le calzine che porterà all'interno del palazzo. 
Nelle tredici uscite ufficiali non toccherà mai il suolo, fonte di contaminazione. 
Uscirà in portantina e dimenticherà le scarpette.
Non andrà a scuola. 
Vivrà, lontana dalla famiglia e isolata dal mondo, nel Kumari Bahal, il palazzo  di mattoni rossi che sorge in Durban Square, nel centro di Kathmandu.

































Sarà l'onnisciente dea bambina fintanto che non si ammalerà, non si ferirà, non entrerà nella pubertà.
Pronta ad essere rimpiazzata da un'altra piccola perfetta, quando uscirà dal palazzo per sempre, con il dono di una piccola pensione a vita.
Uscirà spersa, impreparata - anche se ora viene affiancata da un tutor-, destinata al nubilato perché il mito dice che lo sposo di una ex Kumari non può sopravvivere.

Pare invece che tutte le Kumari deposte si siano sposate senza lutti. 
Alcune sono faticosamente riuscite a reinserirsi in una vita da "umana".
Dopo aver vissuto la terribile solitudine di una dea.

venerdì 1 dicembre 2017

Nepal: gli occhi dello stupa



Questo è uno dei tanti, tantissimi  "stupa" che puoi incontrare nel Nepal.
Lo "stupa" è una sorta di monumento spirituale, aperto o chiuso, di fronte al quale si prega.
Anche nella struttura richiama il Buddha.
In esso ricorrono cinque elementi che alludono a terra, acqua, fuoco, aria, spazio.
Su di una base quadrata si erge una cupola , quasi sferica, come il globo terrestre e il corpo del Buddha.
La torre a cono ha tredici gradini, come le fasi di chi cerca di raggiungere l'illuminazione.





E poi ci sono gli occhi. Gli occhi di Buddha.
Aperti, riflessivi, lontani.
Due occhi della conoscenza e due della compassione.
Sulla fronte un terzo occhio.















Tra gli occhi lo vedete quel ghirigoro che sembra un serpentino? No, non è un naso.
Si tratta di un "ek", che significa unità, tutto.

piccola storia di Enrichetta #6: QUANTE ZAMPE HA UNA MOSCA?

Enrichetta si guarda intorno.
Per essere una gallina, è terribilmente curiosa.
Ha un piccolo mondo -il prato e il cortile-, ma ci sono mille cose da scoprire.
Con l'aiuto di Anna,cerca di rendersi conto di ogni cosa.

Oggi Anna ha visto la prima mosca della stagione.
O forse l'ultima della passata stagione. In effetti era stanca e pesante, non come una appena nata, ma come una carica d'età.
Un po' inebetita, pure.
"Sembra morta; è morta?". Chiede Enrichetta ad Anna.
"Non credo"
"Ma quanto vive una mosca? Poco poco, solo un giorno?" 
"Penso di no. Vivono qualche settimana, le mosche, mi sembra. Potrebbero vivere anche fino a trenta giorni, se non fossero così noiose che le si schiaccia prima."

"E quante zampe ha una mosca?" Incalza Enrichetta.

# 6: QUANTE ZAMPE HA UNA MOSCA?

“Quante zampe ha una mosca, allora?” Chiede pensosa Enrichetta, guardando quella che è appena caduta nella sua ciotola dell’acqua. 
  
“Sei, credo. E’ un esapodo, quindi ha sei zampe”, risponde Anna, sollevando delicatamente la mosca dall’acqua con uno stecchino.
“Come, sei? Io ne ho solo due. E poi ha anche le ali, come me. Ma vola meglio di me. Io svolazzo solo.” 
Enrichetta quasi piange per la mortificazione. 
“Tu sei una gallina e le tue zampe sono forti e robuste. Guarda lei che filini.”





































Enrichetta guarda la mosca che si sta asciugando. “Sì, ha proprio sei zampe. E sono proprio dei filini da ridere. Potrei mangiarmela, questa stupida mosca, se volessi. Una volta mi piaceva assaggiarle, le mosche, quando sono ancora piccole, delle larve cicciotte. Ma preferisco il mais, ora. Sono diventata vegetariana.”

Intinge il becco nell’acqua senza mosche della sua ciotola e poi tende il collo all’insù, rovesciando la testa all’indietro, per mandar giù l’acqua -glu glu-, con quel movimento un po’ buffo che solo le galline san fare.