martedì 14 novembre 2017

i ciclamini di Amazon


Avevo il balcone nudo.
Solo una selva di disordinate piante grasse, che sembrano le sole a resistere al caldo del versante sud e alle lunghe estati solitarie.
Ho cercato i ciclamini, quelli nani, che resistono al freddo e fanno finta di essere selvatici, ma non hanno profumo.
Li ho cercati sui banchi del mercato, all'Ikea, dove li trovavo sempre, nel mio supermercatino. 
Scomparsi o a prezzi impossibili.
Li ho ordinati su Amazon, anche se non mi sembravano la merce giusta per una spesa on line.
Sono arrivati puntualissimi, rigogliosi, imballati come oggetti fragili con cura maniacale.
Ora sfidano il freddo con i loro colori squillanti.






Ve li consiglio.

autunno dal balcone a Torino


Per essere in pieno centro, non mancano le immagini e i suoni della natura.
Si sente la voce delle  gracule più del tubare dei piccioni. Insistenti e perentorie. 
Le vedo, grandi, lucide e nere in Piazza Arbarello, quando porto giù il cane, Svolazzano tra le foglie accartocciate dei platani.
O stazionano, senza paura, sul bordo dei cestini della spazzatura.
Hanno colonizzato viali tetti e balconi.
Al mattino sento il loro richiamo forte e petulante.
Dal balcone mi godo la fine dell'autunno.













Uno sprazzo di sole intenso tra il fogliame secco,
Uno spicchio d'azzurro.
Che bello.

lunedì 13 novembre 2017

primo giorno a Kathmandu



È arrivata a Kathmandu. Pare che il clima sia mite. C'è il sole. i compagni di viaggio sembrano simpatici.
Questo è il loro piccolo hotel, sobrio e spartano.
Lussuoso rispetto alle sistemazioni future.












Una cena veloce, molto speziata ma buona, e poi a dormire, in vista del grande trekking.
Che ansia.
Qui in Italia il cane è dolce, peluscioso, abbaioso.

verso Kathmandu


Questa è l'immagine dell'alba che si colora su Nuova Delhi.






















La mia figliola più piccola, -che tanto piccola non è  più, ma per me lo sarà sempre-, è   partita ieri per due settimane di vacanze in Nepal.
Mi ha lasciato in dono il suo cane per sedici
giorni.
Mi sa che li conterò, questi giorni.

È partita con una valigina color lilla, uno zainone da montagna e una Canon fantastica che le hanno prestato.
È fragile nella sua giacchina a vento che non mi sembra abbastanza calda.
Un po' ansiosa. "Ce la farò a fare il trekking? Sono fuori allenamento."
Vabbeh, sono ansiosa anch'io.
Il Nepal lo sento lontanissimo, freddo, ostile, pieno di insidie.





all'amica risanata


Vorrei già dirle, con le parole del Foscolo:


"Fiorir sul caro viso
 veggo la rosa; tornano
    i grandi occhi al sorriso..."

Ma ci vuole un po' di tempo, lo so. 
E lo sa anche lei, che conosce la pazienza, e sa aspettare.

Lei è un'amica "della montagna". 
Condividiamo le passeggiate, le partite a carte e lo strudel fragrante che ci prepara con affetto.
Ho imparato a conoscerla per gradi, perché è restia a parlare di sé. Si svela a poco a poco.
Se la incontri appena, ti colpisce la sua finezza. 
È elegante, esile, nei colori chiari del biondo e dell'avorio rosato.
























Ti lascia un'impressione di grande dolcezza.
Ma non è solo questo. Ha dentro la forza di una guerriera, le risorse di uno spirito indomito. 
È il collante forte di teneri affetti.
E riesce, come pochi, a godere dell'istante bello, dei narcisi nel prato, di una risata condivisa, di un ballo la sera di Capodanno.
Ha dentro la gioia di vivere che manca a tanti, e la rende giovane, quasi bambina.
Per tutto questo penso che sia fortunata. 
Anche se lei non lo sa. 
Per il suo cuore grande.


giovedì 9 novembre 2017

Tramonto e cenere a Torino

Con gli incendi dolosi in Val di Susa arriva la cenere sul cielo di Torino.
Colori che sembrano un quadro di Munch.









Perchè questo crimine contro la natura?

martedì 7 novembre 2017

il curaorecie

Non ho mai scritto di mia sorella.
Perché non volevo essere invadente. Trascinandola in una realtà virtuale che lei non ha cercato.
Ne parlerò appena un poco, come di un sogno, o di una nuvola, che non hanno contorni definiti.

Lei è una parte di me. Il mio ultimo pezzo di famiglia che mi ha vista bambina. È l'altra parte della mela, la faccia nascosta della stessa moneta.
Abbiamo condiviso l'infanzia, parlando lo stesso "lessico famigliare".
Io scatenata e senza pensieri. Lei seria, più timida, più riflessiva.

A lei piace scrivere. Ha l'animo della poetessa.
Fin da piccola si cimentava in novelle che rielaborava all'infinito, in successive stesure, spinta dall'insoddisfazione del perfezionista.
Ancora oggi non è mai contenta di quello che ha scritto. Deve limare, spostare quella virgola, cambiare un aggettivo, invertire una frase.

Alla decima versione dello stesso soggetto divento insofferente. Mi stufo. Le cito "il curaorecie", un suo racconto di cui ricordo il titolo, vagamente il testo, e soprattutto la rielaborazione e il rifacimento continuo.
"Il curaorecie" è diventato emblematico del suo infinito perfezionare. Fa parte del nostro lessico familiare. "Ancora col curaorecie!"Le dico.






























Ma non c'è verso. Anche se per me va bene così, e non c'è nulla da cambiare, lei vede le imperfezioni.
Devono essere macchioline nere che offuscano una visione immacolata.
Lei ha occhi grandi, color di foglia, che sanno vedere quello che per gli altri è inessenziale.