Riflessioni personali sul tempo che passa.
Compito quotidiano: almeno un sorriso.
Una piccola storia al giorno in compagnia di Enrichetta, gallina peppola dall'anima sensibile. Appunti di viaggio. Famiglia e società.
Cucina e musica.
Piccola storia di Enrichetta # cinque: CINQUE COME I SENSI
“Mi aiuti?” Anna frugava nell’erba. “A far cosa?” “A trovare il mio bottone”. “È questo?”. Enrichetta teneva nel becco un bottoncino giallo . “Non l’avrei mai trovato, nell’erba. Si confonde. E tu, in un attimo…”
“Noi galline ci vediamo molto bene. Sai, per vedere i semini, i vermetti se ti piacciono, roba così, insomma”.
”Ah, però.”
“Ma ci sentiamo meno bene. Quando leggi le storie devi leggerle a voce alta. altrimenti non sento.”
“E come fai a sentire se arriva una volpe?”.
“Sento i passi, le vibrazioni. Ci hai fatto caso che non ho le orecchie fuori, sulla testa, come te? Dentro ce le ho”.
“Sei bellissima così. Le orecchie “fuori” non mi sono mai piaciute.
Da piccola disegnavo le teste senza orecchie. Mi piacevano di più.” “E li senti, gli odori?”
Anna era curiosa. anche lei, come Enrichetta, voleva rendersi conto di tutto.
Anche Enrichetta ama la musica. Di sicuro quella dei Beatles, che impara a conoscere dalla piccola storia numero quattro.
I QATTRO MUSICANTI DI LIVERPOOL
John portava occhialini rotondi, scriveva canzoni, suonava la chitarra e cantava come un angelo.
“Mi piacerebbe vivere di musica per le strade del mondo. Ma sono solo”.
E cominciò il suo cammino.
Per strada incontrò Paul, che aveva una faccetta molto carina, e, come John, scriveva canzoni, suonava la chitarra e cantava come un angelo.
“Dai, vieni con me”, gli disse John, così saremo duee la nostra musica incanterà tutti.
E Paul si unì a John e continuarono la strada insieme.
Per strada incontrarono George, che aveva i baffi, suonava tutti gli strumenti, anche l’armonica, e cantava anche lui.
“Vieni con noi”, gli dissero John e Paul.
George accettò e i trecontinuarono la strada insieme, suonando e cantando.
Per strada incontrarono Ringo, che aveva il naso un po’ grosso ma una faccia simpaticissima, e sapeva suonarela batteria e anche le maracas e il tamburello.
“Unisciti a noi”, gli dissero John e Paul e George.
Ringo accettò e così divennero quattro.
E la loro musica riempivatutte le strade del mondo.
E le ragazzine gridavano “John! Paul! George! Ringo!”, strappandosi i capelli e mandando baci. E i ragazzini si pettinavano come loro, con i capelli lunghi e il frangione sugli occhi, e come loro si mettevano giacche strette e stivaletti di pelle.
Tutti volevano ascoltare la musica dei Beatles, i QUATTRO musicanti di Liverpool.
Anche la regina volle ascoltarli. “Bravi, bravissimi!” gridò la regina battendo forte le mani. “Vi farò baronetti “, che non è proprio il titolo di principi, ma quasi.
Enrichetta aveva gli occhi umidi per l’emozione.
Intonò co-co-co-co-co-co-co, scala di do a salire, e de-de-de-de-de-de-de, scala di do a scendere.
“Baronetti… Tsè. Io la mia coroncina già ce l’ho”, bofonchiò, carezzandosi la cresta.
Le piccole storie di Enrichetta le potete trovare in questo librino, dedicato ai più piccoli, che imparano a contare:
Mi sono chiarita le idee, anche se non proprio del tutto, sulla nera divinità dall'aspetto terribile. Chi sa mi avverta, mi informi, rettifichi.
Dunque, dovrebbe essere la versione buddhista di Shiva. Non pare cattivo, nonostante il terribile aspetto. Dovrebbe chiamarsi Mahakala, ed è uno dei Dharmapala - protettori del Dharma- un tipo di divinità, emanazione del Buddha, che si presenta "irato" per eliminare gli ostacoli che incontriamo, dentro e fuori di noi, lungo il nostro cammino verso la perfezione. Nero perché il nero assorbe tutti i colori : nell'assoluto tutto si fonde. Per proteggere deve fare paura ai demoni. Ha tre occhi: vedete il terzo, più piccolo, sulla fronte. Una corona di cinque teschi, che alludono alle cinque emanazioni del Buddha. Al collo ha un serpente e una lunga collana di teschi. Calpesta vittorioso un cadavere. In una delle sei mani( in altre raffigurazioni ne ha quattro, in altre due) tiene oggetti simbolici. Ha la mazza, la spada, il disco rotante, che fa tanto mazinga ma non c'entra niente, un pugno di demoni decapitati che tiene per i capelli, e, nella mano sinistra, una mezza calotta cranica. Si potrebbe scrivere un libro su questi simboli, ma non ne so nulla e aspetto l'aiuto di qualche esperto. Comunque sia, è buono: protegge in modo guerriero.
I rami del melo disegnavano ombre violette sul verde del prato.
“Mi sento così al sicuro,qui, così protetta!” “Anche dalle volpi?”
“Certo! So tutto delle volpi,io. Ci insegnano a stare in guardia dalle volpi da quando siamo solo pulcini.
Ma qui non possono venire.”
“Già. Mi viene in mente una filastrocca.”
“Me la racconti?” Chiese Enrichetta, sistemandosi il cuscino di trifoglio sotto la testa.
“Cos’è una filastrocca?”, aggiunse subito, perchè voleva sempre rendersi conto di tutto.
È come una canzoncina,una cosa piccola: a me l’ha raccontata la mia mamma; alla mia mamma la nonna, alla nonna la sua mamma, e così via, di mamma in mamma. Non è che me la ricordi proprio bene, ma grosso modo fa così:
Tre pulcini andando a spasso
inciamparono in un sasso,
ma una volpe un po’ marrone
li avvistava dal balcone.
“Buonasera, bei pulcini
e di bello cosa fate?
Voi che siete piccolini
e da soli camminate?”
"Giacché mamma è andata fuori
siamo usciti ad esplorare:
vogliam far come i signori,
per il mondo passeggiare.”
“Bravi, tanti complimenti!”
Scende lesta dal balcone,
sfoderando tutti i denti
e li mangia in un boccone.”
“Ma no,che brutta cosa!”
Enrichetta tremava tutta, dalla cresta al becco, dalle ali alle zampe.
“Poveri pulcini!Farli finire così!”
“Ma erano stati disubbidienti!”
“Per una volta! Bisogna dare loro un’altra possibilità… Falla finire in un altro modo…Tanto non te la ricordavi neanche bene…
Ti prego”.
“Se finisse così?:
“Bravi, tanti complimenti!!!”
Scende lesta dal balcone,
sfoderando tutti i denti,
ma l’aspetta una canzone:
“Non sentiamo lo spavento,
siamo forti ed allenati,
siam veloci come il vento,
siamo in salvo già arrivati!
Difendiam la nostra vita:
tu volpaccia sei finita!”
“Così va molto meglio”, disse Enrichetta, asciugandosi di nascosto una lacrima dal becco.
“Anch’io racconterò le filastrocche ai miei pulcini, quando metterò su famiglia.
Ma solo quelle allegre”.
Devo dire che io adoro le volpi.
Da quando ho conosciuto la volpe del Piccolo Principe.
Da quando ho visto una volpe fulva in montagna scomparire flessuosa nelle ombre della sera.
Guardate che meraviglia le sue movenze di caccia:
Le piccole storie di Enrichetta le potete trovare in questo librino, dedicato ai più piccoli, che imparano a contare: